VICENTINI. Terza prova discografica per il gruppo guidato da Valle
L´Osteria Popolare serve dosi di satira e divertimento
Urticante nei testi, eterogenea e coinvolgente nella musica, la formazione vicentina mostra ancora una volta il suo valore e la strada lungo la quale si muove
“Sorprendenti, picareschi, burrascosi, gli otto componenti dell´Opb suonano il folk come un Guccini strafatto di Red Bull”. Una descrizione (tratta dal sito ufficiale della band vicentina) terribilmente calzante, soprattutto alla luce di questa loro terza fatica da studio. “Otto personcine per bene” prosegue nella linea tracciata dai precedenti “Farabutti e Faraboloni” (2006) e “Il ritorno dei Lanzichenecchi” (2009), mistura godibile di folk-rock con chitarre in levare per buona parte del repertorio e una squadra responsabile di interpretazioni professionali e viscerali in parti uguali (il tutto coordinato con grande mestiere da Giulio Gatto e Andrea Rigoni presso il Lost In Space Studio sito a Montecchio Maggiore). Sorvolata la questione del genere - il sound Opb è infatti crocevia dei gusti eterogenei dei suoi tanti componenti - riconosceremo a questo nuovo album un´estremizzazione delle peculiarità per le quali i nostri sono ben noti ai loro tanti aficionados; ecco dunque che, dalla penna di Alessandro ´Furia´ Valle, l´ironia di un tempo si fa sarcasmo talvolta davvero amaro. Respiriamo così un oltranzismo in linea con questi tempi di crisi generale (non solo economica, ma di costume, di valori, di linguaggio), al quale si reagisce recuperando la predisposizione per la battuta da osteria o canticchiando cori etilici in stretto dialetto veneto. L´arcinoto ateismo e anticlericalismo dell´Opb rischia di smarrire la misura in episodi come “Gesù, queo dea croxe”, porgendo il fianco alle accuse di un´eccessiva spregiudicatezza raccontando vicende che però, a ben guardare, ripropongono storielle di matrice contadinesca alle quali oggi alcuni oppongono uno spesso ipocrita sconcerto. L´operazione è rischiosa ma potendo contare sull´indubbia destrezza del Valle paroliere se ne esce con una manciata di canzoni ben scritte e arrangiate secondo mestiere. “Leviathan blues” è esempio esaustivo di questa abilità, sorretto da una struttura che in ambito live saprà infiammare le danze. La felicità narrativa di Valle trionfa in “La ballata della stambugio”, impreziosita da un assolo di magistrale asciuttezza dalla tromba di Enrico Antonello. “La divisa” è affresco dissacrante sugli effetti del potere, saltellante tra gli scherzi di un kazoo e uno spirito cabarettistico che non dispiacerebbe a Enzo Jannacci. Si termina con il blues elettrico (ma rurale negli intenti) “Pianura padana”, convincente appropriazione di un genere tutt´altro che nostrano qui assimilato con personalità, humour e leggerezza. Concludiamo evidenziando un elemento spesso trascurato nella maggior parte delle uscite discografiche non supportate da etichette di una certa rilevanza nazionale e cioè un packaging di ottima fattura, arricchito da un libretto impaginato a regola d´arte e corredato da scatti fotografici ironici e originali. È questo l´album della maturazione? La questione non è semplice e forse di scarsa importanza: l'Opb è composta da una complessità di menti pensanti capaci di uno sforzo collettivo spesso responsabile di brani dalla sorprendente onestà intellettuale (nel senso più elevato e meno evidente del termine) così come di sviate volutamente moleste che spesso e volentieri fanno arricciare il naso a chi dalla musica si aspetti esclusivamente i profumi adatti per accompagnare un brunch dai toni ingessati. L´Osteria Popolare Berica è tornata insomma, pronta a dispensare divertimento per quanti vorranno divertirsi e confusione per gli amanti del ´politically correct´. Attivi dal 2005, hanno un sito (www.osteriapopolareberica.it) nel quale si possono trovare altre informazioni sulla loro attività e sugli appuntamenti live.
Filippo Bordignon |