Aforismi da Stalingrado

Furia: "perdono Stalin" Stalin "nel me vocabolario non esiste la parola perdono, solo vendetta odio e distruzione" 

RadioOPB

Rassegna Stampa
Giornale di Vicenza 17-01-2012
LIVE. Grande successo a Fimon per la presentazione del nuovo CD

Quegli otto dell´OPB tra vino, salame e ironia

Vicentine, satiriche e irriverenti, le “personcine” dell´Osteria Popolare Berica contro ogni ingiustizia
Marco Billo
ARCUGNANO
Davvero ci si potevano aspettare Otto Personcine per Bene? L´Osteria Popolare Berica inaugura la terza uscita discografica riconfermando lo status dei suoi componenti: vicentini, satirici ed irriverenti. Lo scorso sabato sera la band è stata accolta da un pubblico delle grandi occasioni, folla che ha letteralmente riempito la discoteca Miralago ad Arcugnano.
Gli otto sono saliti sul palco del locale di via Lago di Fimon alle 23 e 30 circa: un´esplosione di blues e folk, rock e sonorità etniche. Una componente strumentale eterogenea, e di qualità, si è trovata ad accompagnare la trascinante presenza scenica del frontman Alessandro "Furia" Valle. Ma in realtà i travestimenti e gli strumenti innovativi, viene suonata una sega con un archetto, diventano secondari rispetto al concept del disco e del live.
Tutti i dieci pezzi hanno come filo conduttore l´escremento per eccellenz! a, inteso dall´allegra brigata come stadio involutivo dell´esistenza, ma soprattutto come eterno stato generativo per l´umanità.
Si parla così del tramonto di un´epoca, guardata dall´occhio annoiato di chi ha sotterrato ascia e bandana per riprendere in mano la bottiglia, altro tema caro all´OPB. Disincanto dunque, ma anche fiducia nella nascita di una nuova consapevolezza sociale. E così il "rifiuto umano" diventa un nobile dito puntato contro le ingiustizie e viene sparso, tra i tanti, sopra ai santi, alle rivoluzioni e ai radical chic. Bevendo un bicchiere di vino ed affettando un salame, l´Osteria Popolare Berica non risparmia nessuno.
Al Miralago la gente salta e si diverte, condividendo un clima di festa generale, cantando a squarcia gola i pezzi storici della band che annovera nella sua discografia, oltre ad Otto Personcine per Bene, Il ritorno dei Lanzichenecchi del 2009 e Farabutti e Faraboloni del 2006. Sul palco gli otto, talvolta sono in nove co! n Marco "New Orleans" Napoletano e la sua armonica a bocca, note blues d´altri tempi che danno un ulteriore senso di agrodolce ai concetti espressi dal gruppo. Gli OPB suonano fino alle 1.30, con venti pezzi in scaletta, alternando il dialetto e la cultura popolare vicentina, ai cori da stadio. Tra i brani si parla anche di amici e parenti, figure emblematiche che sono in parte simbolo di quel Nord-Est a cui gli OPB sono particolarmente legati. Perché anche se di marcio ne trovano, in definitiva la banda berica è frutto del Vicentino, un "odi et amo" continuo, che sfocia nella necessità di migliorare la provincia e renderla meno moralista.
 
Il Giornale dell'Umbria - 9 Maggio 2011


11-05-2011
TERNI: SOLIDARIETA' VANNINO CHITI A MONS. PAGLIA PER OFFESE

(ASCA) - Roma, 11 mag - ''Ho appreso, al mio ritorno da Parigi, dove partecipavo all'Assemblea parlamentare dell'Unione dell'Europa Occidentale, dell'increscioso episodio di cui e' stata fatta oggetto la sua persona.

Desidero esprimerle la mia solidarieta' e vicinanza. Si tratta di dichiarazioni infelici che denotano purtroppo un imbarbarimento dei rapporti. Per questo e' giusto condannarle, non essere indifferenti, passandole sotto silenzio''.

Lo afferma Vannino Chiti, Pd, vicepresidente del Senato, in un messaggio inviato a monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni Narni e Amelia e presidente della Conferenza episcopale umbra, vittima di ingiurie e frasi offensive nel corso di uno spettacolo organizzato a Terni.

''Tengo a ribadirle la mia stima e apprezzamento, per quanto fa. La sua -aggiunge Chiti- e' una figura indispensabile per la Diocesi, per la Regione Umbria e per il Paese. La sua opera e' fonte di ispirazione spirituale, culturale e sociale, che varca i confini del mondo cattolico e delle esperienze religiose.

La sua voce in questi anni e' stata, e continua ad essere, un valido punto di riferimento, un invito alla riflessione su questioni fondamentali come quelle del lavoro, dell'accoglienza e della solidarieta'. Il suo impegno nel campo dell'ecumenismo e del dialogo e la sua azione come consigliere spirituale della Comunita' di Sant'Egidio, sono importanti''.

min/cam/lv

(Asca)

http://notizie.virgilio.it/notizie/economia/2011/5_maggio/11/cisl_bonanni_solidarieta_a_mons_paglia_per_insulti_ricevuti,29561134.html

http://chiesaumbra.terniblog.it/2011/05/20/terni-lon-scilipoti-esprime-solidarieta-a-mons-paglia/

http://www.cronachelaiche.it/2011/05/terni-le-miserie-della-provincia/

 

 

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Il Giornale di Vicenza - 9 Gennaio 2011

Vicenza saluta “il poliziotto del Dal Molin”

QUESTURA. Il capo della Digos berica da domani prenderà servizio alla guida dell'anticrimine a Padova. Da domani gli subentra Daniele Calenda in arrivo da Venezia

Marco Scorzato

Cuozzo promosso e trasferito Uomo del dialogo con i No-base «Il confronto paga: qui c'è vitalità politica nel rispetto della legalità»

Resterà nella memoria dei vicentini come “il poliziotto del Dal Molin”: da capo della Digos, si è dimostrato funzionario del dialogo, interlocutore primo del movimento contrario alla nuova caserma Usa. Se quattro anni di tensioni sociali e politiche non sono mai sfociati nella violenza, oltre alla responsabilità dei cittadini lo si deve anche a lui, Eduardo Cuozzo, napoletano trapiantato a Vicenza e ora pronto ad un nuovo incarico a Padova. Tre questori - Rotondi, Sarlo e Sanna - sono passati, ma lui da vicequestore è rimasto: con la sua capacità d'ascolto, le sue misurate parole di mediazione, con il suo essere in prima linea nei cortei senza smettere di tenere vivo il filo del dialogo anche quando, talvolta, la celere era schierata con manganelli e scudi e la folla più “calda” già iniziava a premere.
Cuozzo, 48 anni, sposato, una carriera ventennale in polizia, è giunto a Vicenza nel '99, dopo aver lavorato alle volanti a Torino e al commisariato di Lanusei, in Sardegna. In terra berica, prima di guidare la Digos dal 2005 è stato a capo dell'ufficio immigrazione. Da domani sarà primo dirigente all'anticrimine a Padova: promosso da vicequestore a primo dirigente. Il suo operato è stato apprezzato dai vertici della polizia. Ma se anche una delegazione di militanti del Presidio ha voluto incontrarlo per i saluti, vuol dire che Cuozzo si è conquistato sul campo “l'onore delle armi”. Un onore che gli è valso pure una canzone: l'ormai celebre “Il Signor C”, dell'Osteria Popolare Berica (con pregevole videoclip), rilettura ironica del ruolo difficile e spesso incompreso del poliziotto politico.
Dottor Cuozzo, le fa piacere essere ricordato come il poliziotto del dialogo?
«Il dialogo paga sempre, però per dialogare bisogna essere in due. Qui a Vicenza, ho sempre trovato interlocutori disposti al confronto».
A ben guardare, il caso Dal Molin non ha conosciuto violenze: pochissimi scontri e non gravi. Un bel risultato, no?
«È un fatto molto importante che dà dei vicentini un'immagine positiva. La città ha dato prova di essere politicamente e socialmente attiva, ma sempre nei limiti della legalità».
L'Osteria Popolare Berica, vicina ai no-base, le ha “dedicato” una canzone ironica: qualcuno l'ha giudicata eccessiva, lei che giudizio ne dà?
«È una canzone simpatica e goliardica e non la trovo affatto offensiva o denigratoria».
In fondo, è un riconoscimento nei suoi confronti...
Sorride. «Dovreste chiederlo a loro. Diciamo che l'area del No Dal Molin ha sempre comunicato con creatività...».

Lascia la Digos con alcuni delicati fascicoli aperti: resta da scoprire chi ha messo i due ordigni alla Popolare di Vicenza.
«È vero, ma il lavoro è stato avviato e credo che il collega che subentrerà saprà dare ulteriore sviluppo alle indagini».
Sul fronte sindacale ci sono tensioni che preoccupano?
«Finora sindacati e industriali, di fronte alla crisi, sono riusciti a gestire bene la situazione, sotto il profilo dell'ordine pubblico non ci sono state tensioni. Quel che succederà in futuro non lo posso sapere».
Durante un teso corteo no-base che arrivò alla stazione, lei fu spinto e cadde a terra. Si alzò e tranquillizzò tutti: «Troppe sigarette...». È più difficile gestire casi come il Dal Molin o smettere di fumare?
Ride. «Smettere di fumare... Sono un “ex fumatore pentito”: avevo interrotto per due anni, poi mi trasferirono in Sardegna e...».

 

 

 
Ecotv - 23 Agosto 2010

http://www.ecotv.it/index.php/rubriche/minimovie-tv/3225-qil-signor-cq-di-fabio-butero

All’interno del Festival “L’Altro Corto” dedicato al cinema breve organizzato dall’associazione culturale “Punto Com” in corso presso “Sponda Lungotevere degli Anguillara” in Roma fino al 29 agosto si è distinto per la divertente ilarità e la inusuale conduzione registica “il Signor C.” che veste i panni di un videoclip. Coinvolge in un vortice di altalenanti concidenze e situazioni contingenti che hanno dell'inverosimile al limite del surreale. “Il Signor C.” di Fabio Butera è un racconto nel racconto. Travalica la realtà piegandola al volere delle menti che la s-compongono, sconfinando in una esistenza che si interpreta attraverso differenti substrati del tessuto sociale intrecciandosi con dilatati piani di lettura a cui il plot si presta. Esistenze che si compenetrano in spazi vitali di vivida duttilità che superano le complesse linee di demarcazione. Paracitazionistico, destabilizza e confonde in una vertigine emozionale dalle sfumature gaie che aiutano a disticarsi, a tastoni, nella simbolica aureferenzialità al limite del paradosso.

Davvero uno strano caso quello del signor C, tanto strano  da chiedersi se ci sia qualcosa di autoreferenziale dietro il plot...
Senza dubbio l'autoreferenzialità è uno dei tratti stilistici dell'Osteria Popolare Berica. Spesso veniamo rimproverati da amici per l'eccessiva autoreferenzialità delle simbologie e dei riferimenti citazionistici. In realtà credo che il video sia facilmente leggibile da chiunque, nonostante la complessa stratificazione dei piani di lettura che possono comunque emergere da un'opera semiseria quale può essere un videoclip. Ne sono comunque una riprova i numerosi riconoscimenti ottenuti nei festival a cui abbiamo partecipato.

Come nasce la grande carica simbolica e metaforica degli oggetti presenti nel corto? Hanno un significato paracitazionistico?
Nasce innanzitutto dalla nostra formazione culturale, permeata dalle opere di  Jean Baudrillard, Bortolo Nardini, Marcel Mauss, Ivano Tolettini, Jon Gnarr e Ugo Facco De Lagarda solo per citarne alcuni. Inoltre all'interno del video abbiamo voluto estinguere un debito intellettuale nei confronti, oltre che di Lenin, dello scrittore peruano Manuel Scorza, a cui il continuo richiamo al cinghiale - che riporta inequivocabilmente  al romanzo Rullo di tamburi per Rancas - è dedicato. Abbiamo voluto concepire il video come un ipertesto in grado di racchiudere le più complesse sfaccettature dell'immaginario raccontato dal gruppo nelle sue canzoni.

Il corto si presenta come un videoclip, come mai la scelta di accompagnare la storia alla musica e viceversa?
Dal mio punto di vista il Signor C. è un kolossal compresso in cinque minuti e imprigionato nei panni di un videoclip. L'idea della sceneggiatura è stata ispirata da vicissituini che hanno coinvolto parte del gruppo e che sono state rielaborate inizialmente con una canzone e successivamente con un video. Il signor C. è, quindi, il frutto delle menti malate che hanno creato i presupposti affinchè altre menti malate mettessero in musica quell'esperienza e girassero il video. Nella fattispecie un videoclip.

Racconto fantasioso di una storia vera, o una storia fantastica in cui ci sono frammenti di realtà?
La domanda è ben posta. Il Signor C., come accennavo è l'allegra rielaborazione di un lutto avvenuto due anni fa. La notte del 27 marzo 2008 stavamo partecipando ad un concorso in cui, a partire da una sceneggiatura consegnata in busta chiusa, si avevano a disposizione 3 giorni per realizzare un cortometraggio. La stessa notte un'indagine condotta dalla Digos di Venezia, alla quale erano preceduti mesi di intercettzioni telefoniche ed ambientali, ha fatto il capolino in alcune delle case delle persone che stavano lavorando al video.
L'ipotesi degli inquirenti era quella di terrorismo, detenzione di armi da guerra, ecc. Nello specifico eravamo accusati di aver effettuato il primo attentato, peraltro non riuscito, rivendicato con un video, peralto stilisticamente deplorevole, nella storia del terrorismo italiano. E che in queste tre giornate stessimo preparando un attentato e, di conseguenza, un video. Accuse tutte decadute ed archiviate perchè infondate.
A due anni di distanza dall'episodio abbiamo deciso di porci nei panni degli inquirenti e di rivivere i cospiqui fraintendimenti che emergono dagli atti d'indagine mettendo in scena l'accaduto e trasponendolo. Ribaltando per una volta i ruoli e ripercorrendo le indagini di un fantomatico vicequestore di nome Cuozzo. Così, solo per fare un esempio, se dai verbali degli investigatori il liquore valsusino di nome Genepy diventa un potente esplosivo di nome GNP, nel video compare come pericoloso ed inequivocabile indizio la grappa Cinghiale. Penso che l'aver rielaborato in maniera ironica un'esperienza che ha segnato profondamente le nostre vite ci abbia messo al riparo, almeno in parte, da sedute di autocoscienza, analisti e prelati.

Ognuno è vittima di sé stesso, delle proprie bizzarrie, e spesso si perde di vista la sottile linea di demarcazione dei propri limiti sconfinando in una realtà che non ci appartiene ma da cui a stento riusciamo a divincolarci. Quanto c'è di vero in questo? Ed il signor c ne è burattinaio consapevole o burattinaio plagiato?
Preferisco pensare che ognuno di noi sia vittima di  una realtà in cui non si riconosce, ma da cui a stento riesce a divincolarsi per mezzo delle proprie bizzarrie, perdendo di vista la sottile linea di demarcazione dei propri limiti. Così, l'idea di girare la scena live nel parcheggio del nuovo Teatro Comunale di Vicenza, pagando semplicemente i parcheggi occupati dagli strumenti, mi sembra abbastanza indicativo dello spirito con cui è stato girato il video. Un video che ha coinvolto una cinquantina di comparse, con un budget di spesa di 450 euro (di cui 200 in grappa), e una dozzina di location diverse non poteva che nascere dalla Locura. Se non fosse presente una sana dose di follia, insomma, questo lavoro non avrebbe visto di certo la luce.
In quanto al Signor C. mi piace immaginarlo burattinaio inconsapevole più che plagiato. Un bon uomo, insomma. E il suo muoversi a pochi passi dalle vicende che coinvolgono gli altri personaggi é dovuto al fatto  di seguire fideisticamente solo ciò che i suoi occhi spiano; incapace di  lasciar spazio al paradosso, all'ambiguità e al nonsense. Anche in quest'ottica penso vadano letti i richiami a Sant'Ignazio di Loyola.

Come spieghi il tanto successo riscosso dal Signor C.?
Parafrasando Tiziano Ferro: non me lo so spiegare.

Intervista a cura di Paola Tarasco

 
La Domenica di Vicenza - 12 giugno 2010

Quelli del signor C

(Da La Domenica di Vicenza del 12 Giugno 2010)

Il gruppo Osteria Popolare Berica ha tappezzato Vicenza con un manifesto molto criptico ed è stato protagonista al Riviera Folk Festival

di Elena De Dominicis

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Quelli del signor C

 

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