Aforismi da Stalingrado

ciò, dotòre (rivolto a spaccagengive) te ghè na faccia che pare che te gapi messo el  ciccio dentro na vasca de piranha…

RadioOPB

Rassegna Stampa
Ecotv - 23 Agosto 2010

http://www.ecotv.it/index.php/rubriche/minimovie-tv/3225-qil-signor-cq-di-fabio-butero

All’interno del Festival “L’Altro Corto” dedicato al cinema breve organizzato dall’associazione culturale “Punto Com” in corso presso “Sponda Lungotevere degli Anguillara” in Roma fino al 29 agosto si è distinto per la divertente ilarità e la inusuale conduzione registica “il Signor C.” che veste i panni di un videoclip. Coinvolge in un vortice di altalenanti concidenze e situazioni contingenti che hanno dell'inverosimile al limite del surreale. “Il Signor C.” di Fabio Butera è un racconto nel racconto. Travalica la realtà piegandola al volere delle menti che la s-compongono, sconfinando in una esistenza che si interpreta attraverso differenti substrati del tessuto sociale intrecciandosi con dilatati piani di lettura a cui il plot si presta. Esistenze che si compenetrano in spazi vitali di vivida duttilità che superano le complesse linee di demarcazione. Paracitazionistico, destabilizza e confonde in una vertigine emozionale dalle sfumature gaie che aiutano a disticarsi, a tastoni, nella simbolica aureferenzialità al limite del paradosso.

Davvero uno strano caso quello del signor C, tanto strano  da chiedersi se ci sia qualcosa di autoreferenziale dietro il plot...
Senza dubbio l'autoreferenzialità è uno dei tratti stilistici dell'Osteria Popolare Berica. Spesso veniamo rimproverati da amici per l'eccessiva autoreferenzialità delle simbologie e dei riferimenti citazionistici. In realtà credo che il video sia facilmente leggibile da chiunque, nonostante la complessa stratificazione dei piani di lettura che possono comunque emergere da un'opera semiseria quale può essere un videoclip. Ne sono comunque una riprova i numerosi riconoscimenti ottenuti nei festival a cui abbiamo partecipato.

Come nasce la grande carica simbolica e metaforica degli oggetti presenti nel corto? Hanno un significato paracitazionistico?
Nasce innanzitutto dalla nostra formazione culturale, permeata dalle opere di  Jean Baudrillard, Bortolo Nardini, Marcel Mauss, Ivano Tolettini, Jon Gnarr e Ugo Facco De Lagarda solo per citarne alcuni. Inoltre all'interno del video abbiamo voluto estinguere un debito intellettuale nei confronti, oltre che di Lenin, dello scrittore peruano Manuel Scorza, a cui il continuo richiamo al cinghiale - che riporta inequivocabilmente  al romanzo Rullo di tamburi per Rancas - è dedicato. Abbiamo voluto concepire il video come un ipertesto in grado di racchiudere le più complesse sfaccettature dell'immaginario raccontato dal gruppo nelle sue canzoni.

Il corto si presenta come un videoclip, come mai la scelta di accompagnare la storia alla musica e viceversa?
Dal mio punto di vista il Signor C. è un kolossal compresso in cinque minuti e imprigionato nei panni di un videoclip. L'idea della sceneggiatura è stata ispirata da vicissituini che hanno coinvolto parte del gruppo e che sono state rielaborate inizialmente con una canzone e successivamente con un video. Il signor C. è, quindi, il frutto delle menti malate che hanno creato i presupposti affinchè altre menti malate mettessero in musica quell'esperienza e girassero il video. Nella fattispecie un videoclip.

Racconto fantasioso di una storia vera, o una storia fantastica in cui ci sono frammenti di realtà?
La domanda è ben posta. Il Signor C., come accennavo è l'allegra rielaborazione di un lutto avvenuto due anni fa. La notte del 27 marzo 2008 stavamo partecipando ad un concorso in cui, a partire da una sceneggiatura consegnata in busta chiusa, si avevano a disposizione 3 giorni per realizzare un cortometraggio. La stessa notte un'indagine condotta dalla Digos di Venezia, alla quale erano preceduti mesi di intercettzioni telefoniche ed ambientali, ha fatto il capolino in alcune delle case delle persone che stavano lavorando al video.
L'ipotesi degli inquirenti era quella di terrorismo, detenzione di armi da guerra, ecc. Nello specifico eravamo accusati di aver effettuato il primo attentato, peraltro non riuscito, rivendicato con un video, peralto stilisticamente deplorevole, nella storia del terrorismo italiano. E che in queste tre giornate stessimo preparando un attentato e, di conseguenza, un video. Accuse tutte decadute ed archiviate perchè infondate.
A due anni di distanza dall'episodio abbiamo deciso di porci nei panni degli inquirenti e di rivivere i cospiqui fraintendimenti che emergono dagli atti d'indagine mettendo in scena l'accaduto e trasponendolo. Ribaltando per una volta i ruoli e ripercorrendo le indagini di un fantomatico vicequestore di nome Cuozzo. Così, solo per fare un esempio, se dai verbali degli investigatori il liquore valsusino di nome Genepy diventa un potente esplosivo di nome GNP, nel video compare come pericoloso ed inequivocabile indizio la grappa Cinghiale. Penso che l'aver rielaborato in maniera ironica un'esperienza che ha segnato profondamente le nostre vite ci abbia messo al riparo, almeno in parte, da sedute di autocoscienza, analisti e prelati.

Ognuno è vittima di sé stesso, delle proprie bizzarrie, e spesso si perde di vista la sottile linea di demarcazione dei propri limiti sconfinando in una realtà che non ci appartiene ma da cui a stento riusciamo a divincolarci. Quanto c'è di vero in questo? Ed il signor c ne è burattinaio consapevole o burattinaio plagiato?
Preferisco pensare che ognuno di noi sia vittima di  una realtà in cui non si riconosce, ma da cui a stento riesce a divincolarsi per mezzo delle proprie bizzarrie, perdendo di vista la sottile linea di demarcazione dei propri limiti. Così, l'idea di girare la scena live nel parcheggio del nuovo Teatro Comunale di Vicenza, pagando semplicemente i parcheggi occupati dagli strumenti, mi sembra abbastanza indicativo dello spirito con cui è stato girato il video. Un video che ha coinvolto una cinquantina di comparse, con un budget di spesa di 450 euro (di cui 200 in grappa), e una dozzina di location diverse non poteva che nascere dalla Locura. Se non fosse presente una sana dose di follia, insomma, questo lavoro non avrebbe visto di certo la luce.
In quanto al Signor C. mi piace immaginarlo burattinaio inconsapevole più che plagiato. Un bon uomo, insomma. E il suo muoversi a pochi passi dalle vicende che coinvolgono gli altri personaggi é dovuto al fatto  di seguire fideisticamente solo ciò che i suoi occhi spiano; incapace di  lasciar spazio al paradosso, all'ambiguità e al nonsense. Anche in quest'ottica penso vadano letti i richiami a Sant'Ignazio di Loyola.

Come spieghi il tanto successo riscosso dal Signor C.?
Parafrasando Tiziano Ferro: non me lo so spiegare.

Intervista a cura di Paola Tarasco

 
La Domenica di Vicenza - 12 giugno 2010

Quelli del signor C

(Da La Domenica di Vicenza del 12 Giugno 2010)

Il gruppo Osteria Popolare Berica ha tappezzato Vicenza con un manifesto molto criptico ed è stato protagonista al Riviera Folk Festival

di Elena De Dominicis

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VicenzaPiù - 17 gennaio 2008

di Giulia Galvan

Emuli di Peter Nalitch, gli OPB stupiscono ancora una volta il sonnolento pubblico vicentino con una prestazione da far risvegliare i morti. “Épater le bourgeois” è la loro missione, come già fu per i poeti decadenti e gli impressionisti. L’OPB taglia di sghembo il quadro dei canoni usuali per riscoprire un’umanità dai colori avariati e per questo più veri; come la donna dai colori in decomposizione di Renoir, l’impressionismo dell’OPB è più che mai una ventata di piena e marcia vitalità. I fiori del male dell’OPB sono le rosse gocce del nettare alcolico che si pregiano di spargere fra il pubblico in visibilio. Le catene di un’umanità asservita al dio denaro, i lacci delle scarpe, i nastri fra i capelli si sciolgono in un tripudio alcolico senza pari.
Ogni esibizione dell’OPB è unica e irripetibile. L’universo OPB rappresenta tutti noi: dentisti, professori, arciragazzi, conducenti di furgoni, contabili, è il destino irrinunciabile dell’edonismo fatto musica.

 
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