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RadioOPB

La Domenica di Vicenza - 12 giugno 2010

Quelli del signor C

(Da La Domenica di Vicenza del 12 Giugno 2010)

Il gruppo Osteria Popolare Berica ha tappezzato Vicenza con un manifesto molto criptico ed è stato protagonista al Riviera Folk Festival

di Elena De Dominicis

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Quelli del signor C

 

 

Sabato 6 giugno, al Riviera Folk Festival, si è tenuto il concerto del gruppo Osteria Popolare Berica. Il gruppo vicentino ha presentato il nuovo album "Il ritorno dei Lanzichenecchi", la cui copertina riporta una foto della statua di Sant Ignazio di Loyola. C'è molta storia nei testi della OPB, spesso in rima, ma anche saggezza popolare. Ritmo trascinante e citazioni musicali fanno da commento e cornice a storie di perdenti, di ingiustizie, di soprusi. Il tutto in un'atmosfera ironica, sarcastica ed energica, adatta alla provocazione dissacrante e volgare. L'OPB è formata da Alessandro Valle (voce e testi), Enrico Antonello (voce e tromba), Alessandro Do Soghe (voce e tastiere), Daniele Dominato (fisarmonica), Enrico Dal Brun (basso), Luca Scappellato (chitarra), Marco Donello (chitarra ritmica), Augusto Battistini (batteria) e Roberta Zanotto (cori).

Avete tappezzato Vicenza con quel manifesto che non si capiva cosa fosse: chi è questo signor C, chi è Francis Ford Costola e perché avete tappezzato Vicenza?

Alessandro Valle: «Il Signor C è il signor Cuozzo, come diciamo nella canzone, che nella realtà è un commissario di polizia realmente esistente, qui a Vicenza. La canzone nasce circa due anni fa quando, all'interno della questione "No Dal Molin", dei nostri amici furono oggetto di una perquisizione da parte della Digos di Venezia perché accusati di detenzione di armi da fuoco e terrorismo. Poi la cosa svanì nel nulla perché il tutto ovviamente non esisteva e da questo episodio è nata l'idea di prendere il signor C come pretesto, per raccontare come spesso lo stato o le forze dell'ordine si inventino delle storie senza fondamento per montare "il caso"».

Luca Scapellato: «Come dice il regista, il signor C è il ritratto dell'ingenuità del potere. Abbiamo fatto una prima del video al presidio No Dal Molin e per lanciare il video abbiamo tappezzato la città».

Si ma non c'erano riferimenti né al luogo né a un orario, niente.

A.V.: «Avevamo attaccato i foglietti di carta, però molti sono caduti e altri li hanno strappati. Il manifesto l'abbiamo tenuto così perché ci piaceva così, non è stata una svista è stata una scelta stilistica : per il video come per la locandina ci siamo ispirati a "Il Commissario Pepe" di Ettore Scola. Il video è stato poi presentato a diversi concorsi e festival di corti e video musicali: abbiamo sbancato al festival FF660 di Lubjana ma la soddisfazione più grande è stato un importante festival in Calabria dove abbiamo superato numerose selezioni e siamo arrivati tra i primi 20, insieme a video di nomi importanti come Capossela e Assalti Frontali. Per il video è stata coinvolta mezza città, grazie alla nostra manager Marta Passarin de "I viaggi dell'Alambicco Produzioni Indipendenti". Il video è costato pochissimo, sfruttando le capacità delle persone che conosciamo. il regista è Fabio Butera e il protagonista è Gigi Pistillo che ha ricoperto il ruolo del Signor C.».

Voi andate anche all'estero a suonare.

A.V.: «Abbiamo fatto tre concerti a Bilbao ed è andata molto bene».

La prima volta che ho sentito parlare di voi ero in un supermercato e un signore parlava di voi con la cassiera paragonandovi ai Gogol' Bordello...

Tutti: «Oooooh!!!».

Voi vi sentite affini al gipsy punk dei Gogol' Bordello?

Daniele Dominato: «Noi siamo l'antidivismo».

Spiegateci questa cosa del cinghiale.

Enrico Antonello: «Questa storia deriva da un libro...».

A.V.: «Il libro si chiama "Rulli di tamburi per Rancas" di Manuel Scorza, uno scrittore peruviano».

E.A.: «Sostanzialmente: l'affamamento del cinghiale per poi essere lanciato contro chi rompe le balle!».

Marco Donello: «Il cinghiale ha delle caratteristiche in cui noi ci riconosciamo molto: è selvaggio, è suino , ha una tendenza antisociale e come suino selvaggio è molto tranquillo, però se lo fai incazzare sa come reagire!».

Voi fate musica folk, non raccontate storie legate solo a Vicenza e musicalmente avete anche qualche influenza ska. Non c'è un tradizione veneta di musica folk, come per esempio in Piemonte? Penso ai Lou Dalfin che cantano in occitano e usano strumenti tipici come la ghironda.

A.V.: «Noi siamo affezionati a Bepi De Marzi, usiamo il dialetto veneto, però musicalmente...».

Non c'è una tradizione peculiare di questa zona?

Tutti: «Non sappiamo, diciamo che se c'era è andata persa...».

Augusto Battistini: «C'erano delle danze venete della tradizione popolare nel 1500-‘600 ma sono andate perse. Rimangono solo delle ballate da osteria».

 

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Quelli del signor C

Ultimamente, tra i gruppi di musica folk o di etno-world, c'è una tendenza a darsi nomi relativi a luoghi specifici, come per esempio L'Orchestra di piazza Vittorio. Da cosa deriva e di cosa è fatta la tradizione delle osterie popolari beriche?

A.V.: «Noi abbiamo iniziato a suonare all'osteria "Alla Quercia", a Villabalzana. All'inizio eravamo in due, poi in 4 e poi si sono aggiunti gli altri. Ci riconosciamo nel clima dell'osteria, che nel mio immaginario è un luogo dove una volta, e in certi casi ancora adesso, la gente andava a giocare a carte, a cantare, a bere e a consumare lì le proprie sconfitte e incazzature. Noi ci chiamiamo così perché in realtà è stato il pubblico stesso a decidere, non sapevamo come chiamarci, abbiamo buttato lì due o tre nomi e la gente ha deciso».

Nei vostri testi non raccontate sempre delle vicende specifiche ma sono comunque liriche che esprimono un disagio sociale atemporale, parlate di problemi che ci sono sempre stati. Fate anche molti riferimenti storici. Quali sono gli episodi della storia che vi affascinano di più o che trovate più affini ai problemi odierni o a problemi mai risolti?

D.D.: «Il Vaticano!».

A.V.: «Il Vaticano c'entra molto con l'OPB: noi abbiamo molte cose da dire sullo Stato della Chiesa e le diciamo apertamente. Poi mi viene in mente "Menego", che è la storia di mio nonno che ha vissuto la guerra, quel contesto. Boemondo di Antiochia: cercavamo un dio, perché non ci vanno questi "dei" imposti dalla Chiesa e ce ne siamo cercati uno a nostra immagine e somiglianza. È un personaggio realmente esistito, un cavaliere crociato che conquistò un regno».

L.S.: «E allevava cinghiali! Era famoso perché governava Taranto, era partito nel 1100 circa per le Crociate e al suo ritorno, il popolo di Taranto non lo fece rientrare in città, lo rinnegò».

Nella musica si riesce ancora a provocare dibattito e riflessioni in maniera non eccessivamente violenta o shockante, pur rimanendo irriverenti. Questo contribuisce ad avvicinare la gente a temi importanti senza usare il sensazionalismo? Per voi qual è il compito dell'artista?

D.D.: «Sfatare i miti consolidati: la Chiesa e lo Stato».

Ma una volta che hai sfatato tutto non ti rimane più nulla!

M.D.: «Rimangono dei punti fissi che sono quelli della socialità, dello stare insieme e del fare festa».

A.V.: «Forse, in fondo, c'è sempre la speranza di provocare una reazione».

L.S.: «Che le persone pensino con la loro testa».

A.V.: «Se qualcuno si sente scandalizzato è una buona reazione, piuttosto che ascoltare una canzone "gne gne gnè"!».

Si ma lo scandalizzare colpisce la sensibilità delle persone, non vuol dire necessariamente farle ragionare...

L.S.: «Per me, il problema del folk italiano è che è troppo epico, non nel senso di folletti ecc. ma di eroi e miti. Gli eroi servono solo a consolarsi, bisogna tenere i piedi per terra».

Una vera dissacrazione non dovrebbe portare a farsi delle domande?

Enrico Dal Brun: «Più che dissacrazione è un mettere in discussione quello che viene fatto vedere e dipinto in un certo modo e dargli un'interpretazione diversa».

A.V.: «L'OPB si è sempre distinta per il suo carattere profetico! Quando cantiamo qualcosa, poi accade! Anni fa cantavamo una canzone in cui si diceva di persone che sovvertivano la città facendo il "mooning" e all'inaugurazione del TCVI, alcuni di noi eravamo lì a farlo, con il Signor C che cercava di tirarci giù dal cornicione; avevamo scritto "La legge del cinghiale" e poco dopo venne fuori la notizia che in Liguria c'era un "allarme cinghiali" in città, abbiamo scritto "Gesù queo dea Croxe" ed è scoppiato lo scandalo pedofilia in Vaticano!».

 

nr. 22 anno XV del 12 giugno 2010